VIX: COME INTERPRETARE LE RECENTI OSSERVAZIONI RECORD


Ieri, 1° maggio 2017, abbiamo assistito per la prima volta da oltre 10 anni, ad una chiusura dell’indice VIX vicinissima alla soglia dei 10 punti.

Per trovare valori inferiori, dobbiamo risalire al 14 febbraio 2007 quando il VIX registrò un minimo di giornata pari a 9.70.

Prima ancora troviamo valori cosi bassi nel 2005 ed infine a metà degli anni 90’ (il 12 dicembre 1995, per l’esattezza).

Nel Grafico 1 possiamo notare visivamente quanto appena affermato. In azzurro abbiamo le chiusure settimanali della borsa USA mentre nel grafico a candele troviamo il VIX index.

Grafico 1

Queste sono le evidenze passate.

La domanda che in molti si staranno chiedendo potrebbe essere la seguente: "e adesso cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni o settimane a questo indice (tipicamente mean-reverting) e di riflesso alla borsa USA?"

Abbiamo provato a dare risposta a questo legittimo quesito, attraverso un’analisi statistica.

Nella Tabella 1 troviamo infatti la heat-map delle variazioni dell’S&P500 a distanza di x giorni feriali (da 1 a 37) dal verificarsi della rottura da parte del VIX index dei livelli riportati a sinistra. Al di là dei valori puntuali che si trovano all’interno della tabella, si nota subito un addensamento di colore rosso nell’area che riguarda l’incrocio fra le rotture da parte del VIX del livello 10 e ciò che è successo alla borsa USA dai 5 ai 15 giorni successivi.

Tabella 1

In particolare la rottura dei livelli che si trovano fra 10.50 e 9.70 porta (come si vede) ad una negatività a partire dagli immediati giorni successivi fino ad una ventina di giorni dopo.

Questo fenomeno è ancor più chiaro se osserviamo il seguente grafico tridimensionale:

Grafico 2

Tale grafico, pur essendo molto tecnico, consente di avere uno spaccato della realtà estremamente fine e preciso oltre che immediato. Nell’asse X abbiamo il numero di giorni successivi alla rottura da parte del VIX dei livelli riportati nell’asse Z. Nell’asse delle ordinate troviamo invece le variazioni dell’S&P500 in corrispondenza dei vari giorni indicati in ascissa.

L’avvallamento profondo che si nota corrisponde all’area rossa della heat-map e (sebbene delimitata da picchi più o meno regolari) si concentra prevalentemente in corrispondenza delle rotture da parte del VIX dei livelli appena menzionati. Più ci si allontana dal giorno in cui si è verificata tale rottura, e più la borsa USA tende ad allinearsi a quello che è il suo karma storico e fondamentalmente rialzista.

Facciamo ora una controprova, effettuando il medesimo test in cui però come output non abbiamo le variazioni % dell’S&P500 bensì del VIX.

Tabella 2

La heat-map evidenzia immediatamente un’area di colore verde intenso proprio in corrispondenza dell’incrocio fra la rottura da parte del VIX del livello pari a 10.10 e una distanza temporale fra i 7 ed i 20 giorni. Come a dire che il picco di incremento di valore del VIX si verifica entro le successive 3 settimane a partire da quando viene infranto il valore di 10.10.

Il grafico ad area tridimensionale conferma perfettamente questa circostanza.

Grafico 3

Va precisato infine che il limite di questa analisi è prevalentemente legato alla scarsità di osservazioni del VIX inferiori ai livelli estremi (11 o anche più bassi). Questa rarefazione di dati induce certamente ad interpretare questa analisi come una traccia piuttosto che ad una qualsivoglia indicazione operativa.

Di sicuro i livelli che stiamo osservando in questi giorni rappresentano letture da records storici.

Pubblicato il 02/05/2017



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